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Del giorno : 11/12/2018

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In difesa della vita: un programma bioetico

Raffaele Sinno.



In questi ultimi decenni la questione della difesa della vita rappresenta un tema di confronto e discussione nel dibattito bioetico contemporaneo, interessando sia aspetti teoretici, sia applicativi, di ordine biopolitico e giuridico. Gli attentati contro la vita sono in crescita considerevole nelle società postmoderne, poiché esse hanno smarrito il senso della tolleranza, della convivenza pacifica, del rispetto dell’essere umano, bene da tutelare e difendere prima di ogni altro interesse economico o sociale. Si sono verificate due fasi di destrutturazione riguardo al valore della vita: un primo periodo di deriva individualistica, grazie alla realizzazione in tutti i contesti di una visione razionalistica che, dalla res cogitans cartesiana all’Ich denke Kantiano, ha assolutizzato il principio dell’autonomia. Ciò ha determinato la perdita di un’equilibrata integrazione tra bene personale e quello comune, indebolendo il rispetto della vita come un dono ricevuto, per conseguire invece una cieca, quanto impossibile, realizzazione di ogni desiderio umano. A tale fase di sostituzione della persona con l’interesse dell’individuo, ha fatto seguito un periodo attuativo e manipolativo della dignità della vita umana, grazie ad una forte intromissione delle applicazioni biotecnologiche in ogni situazione sociale. Questo clima culturale ha alimentato un relativismo morale con l’effetto di sedimentare nelle coscienze un’attenzione crescente sui risultati da ottenere, i fini da perseguire, una vita che in fondo non si presenta più come valore in sé, piuttosto dipendente dalla "costruzione di ciò che da possibile diventa attuabile".
Traspare dalla nostra quotidianità che viviamo tempi complessi, difficili e per tanti aspetti drammatici: i sogni spesso si trasformano in incubi, i desideri, le attese, e le speranze delle future generazioni vengono imprigionate nella cultura della competizione materialistica, una tristezza cupa e violenta. Le società civili non riescono a tramandare il senso e le motivazioni del vivere, il tutto con l’appiattimento planetario dei domini dell’economia, con le sue crisi ricorrenti, della finanza con i suoi dogmi imperativi, della tecnoscienza che coopera alla perdita dell’identità umana, uno sbandamento etico di una civiltà che sembra avviata davvero a prospettive nichiliste. Tutto ciò si deve prevalentemente all’attacco compiuto nei confronti dei valori umani e di quello fondamentale: la dignità della vita. Spesso si assiste a generiche prese di posizioni, a ripetitive riflessioni, dimenticando che per difendere la vita bisogna tutelare la persona.  I valori sono, in effetti, inscindibili dal bene della persona, perché solo essa può farli uscire dall’ordine dell’ideale in cui esistono, e dar loro consistenza dell’essere reale. Ciò rappresenta uno dei primi motivi operazionali che tutti noi dobbiamo seguire nei confronti della difesa della vita: ossia abbandonare non tanto l’ovvia riflessione su di essa, al contrario riportare nella prassi l’idea che senza la sua tutela nient’altro può avere senso. Una vita che ci chiama a un impegno di circolarità ermeneutica, per riacquistare serenità e speranza in tempi che stanno facendo dell’orrore e della paura i loro epigoni. Una circolarità ermeneutica in cui ogni vita abbia un valore in sé, sia manifestazione di una pedagogia educativa nei suoi confronti, con il fine di edificare opportunità biopolitiche di tutela, attivare una stagione in cui l’ethos si coniughi con lo ius, e le differenze siano di nuovo confronti, non scontri strazianti e devastanti.
Per ottenere una stagione di fiducia è indispensabile la certezza della Verità, essere consapevoli che esiste una traiettoria che ci lega non alla post-modernità, ciò nonostante che al significato della vita stessa. Siamo stati chiamati a difenderLa sin dalle origini, perché è un bene che ci è stato donato, posto nelle opere che eseguiamo nella nostra quotidianità, un tragitto che ci vede impegnati nella realizzazione di quel progetto d'Amore da parte di Dio. La Verità ci farà liberi, ripeteva G. Paolo II, la Verità è l’essenza stessa della vita.
In definitiva, una tutela della vita che necessita di ridurre l’enfasi nei suoi riguardi, e dimostrare possibile la riconfigurazione etica delle nostre società. Un rinnovamento che deve fondare le radici umane nella linfa della fede, non escludendone nessuna attività, dalla scienza alla riflessione etico filosofica. Un tempo che dal buio sia di nuovo motivato nella ricerca della speranza nella Luce.



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