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Del giorno : 11/12/2018

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La Fragilità umana: aspetti etici e bioetici

Raffaele Sinno.



In questo periodo storico di profonda crisi sociale, economica, e più in generale antropologica, discutere di fragilità sembra quasi un paradosso. Questo concetto sembra associato a una comune idea d’incapacità d parte dell’uomo di far fronte ai limiti, e alle necessità, della sua esistenza, proponendo l’antico dilemma tra la sua Hybris nei confronti della natura e del mondo. Spesso si sente discutere di fragilità e di vulnerabilità come di due nozioni quasi identiche, con forti connotazioni di similitudine. La fragilità e la vulnerabilità, pur rappresentano situazioni di locus minoris resistentiae, sono due aspetti ben distinti. La fragilità è il livello che indica la generalità, e il rischio potenziale di marginalità sociale, in cui si può trovare ogni persona, è dunque "un aspetto contenutistico del limite", come è stato segnalato da Mons. Vittorio Nozza. Al contrario, la vulnerabilità comprende un primo livello che è quello della finitudine della persona umana, mentre un secondo aspetto analizza il diritto leso della dignità quale fondamento comune di ogni essere vivente.In questo senso si potrebbe affermare che tutti sono vulnerabili nella loro costituzione etico - morale, mentre si diventa fragili se non si pongono in essere le condizioni per rendere l’esistenza umana quanto più possibile libera dagli accidenti che la circondano. Si situa, in tal senso, un rapporto bipolare tra la propria fragilità, e quella delle istituzioni che dovrebbero essere preposte a evitare l’ampliare di questo fenomeno. In tal modo possiamo affermare che non tutte le condizioni di fragilità possono contare su un corredo adeguato di risorse e politiche socio-assistenziali:

  • - accanto a settori dove è rilevabile da sempre un forte impegno delle istituzioni e del volontariato organizzato (si pensi ai minori o agli anziani);

  • - vi sono settori di disagio sociale trascurati e particolarmente fragili, in quanto connotati da una certa dose di carenza e debolezza nel sistema di risposte (esempi di questo tipo di carenze potrebbero essere individuati nel settore del carcere o della malattia mentale);

  • - inoltre, la presenza di situazioni di fragilità dai contorni non sempre ben definibili esigono non solo una "politica" più mirata ad affrontare le cause del fenomeno (il lavoro, la casa, il sistema dei valori, l’appartenenza culturale, la rete dei servizi alla persona e alla famiglia.


Ogni persona umana deve sempre essere considerata come una narrazione individuale, una storia di affetti, capacità, e desideri, per cui quando diviene particolarmente esposta ai fattori di fragilità deve essere aiutata non in maniera generica, ma utilizzando percorsi multidisciplinari, che sappiano riconoscere e integrare le diverse condizioni di fragilità impegnate:

  • 1 )Gli aspetti fisici legati alla fragilità del corpo come le disabilità nelle diverse forme;

  • 2) I livelli legati all’ambiente;

  • 3) Gli aspetti delle fragilità psico-emotive;

  • 4) Quelli legati alle relazioni sociali o alle reti di comunitarie .


Da tali premesse orientative sorge la riflessione etica e bioetica sulla fragilità della persona umana, che spesso è costretta a scelte difficili, che comportano enormi dilemmi etici. Nella letteratura bioetica "gli oceani della fragilità riguardano i destini degli embrioni, come il livello degli stati minimi di coscienza, in cui la nave della ragione spesso perde la bussola, e i riferimenti sono drasticamente rivolti alla risoluzione dei casi a tutti i costi".  
E’ noto che su questo argomento si confrontano due aspetti normativi e relazionali. Il primo, considera la fragilità, un comune denominatore d’appartenenza, da tenere in giusta considerazione nell’analisi comportamentale umana, mentre il secondo percorso nega che ci possa essere, dall’esperienza individuale, o collettiva della fragilità, nessun elemento conoscitivo per una crescita e una risposta a tale esperienza. Questa posizione è definita non cognitivista, e nega qualsiasi livello positivo da attribuire alla fragilità e sofferenza, considerata un "cieco e incomprensibile peso alla gioia dell’esistenza umana". Al contrario, sembra ovvio che nella vita impariamo dalle nostre ed altrui fragilità, elevando il nostro spirito verso i porti della cum- passione e con-divisone .  
Per noi cristiani si realizza  inoltre una vera e propria rivoluzione dei limiti: ciò che sembra scandalo alla ragione, o impossibile per la scienza, diviene il terreno operativo per quell’imitazione di Cristo, che fece della fragilità, la forza del Suo operare salvifico.
La fragilità dell’uomo diviene l’Amore per Dio.<\p>



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